Lombardia

Azienda Agricola Anteo

Rocca de' Giorgi, Oltrepò PV

ANTEO Azienda Agricola

Alla frazione di Crocetta si può svoltare per Zavattarello e poi lasciare la provinciale appena prima di giungere all’altezza di Canevino. Da lì, la strada scende a destra, si stringe e orla come una cintura la sinuosa collina di boschi fitti. Poi ancora una biforcazione, si prende a sinistra dove la strada adesso sale stretta e si interra appena dopo l’Azienda Agricola Anteo, in frazione Chiesa. Basta, niente più, arrivati.
Azienda agricola con cantina, casa colonica, seicentesca Chiesa consacrata a San Michele Arcangelo con campanile e casa parrocchiale annessa ed ampliata. In apparenza è tutta qui la frazione, 4 scatti catturati.
Adesso spegni la macchina che smette di tossire regolare e ti assale il silenzio, da fuori fin dentro i finestrini e poi, non si ferma, ti arriva addosso e, ancora, dentro stomaco e cuore. Un senso di quiete da assenza di umani ma presenza di valori, che è un silenzio diverso, che si sente, quasi liquido.
Siamo a 380 metri s.l.m., a Rocca de’ Giorgi, Frazione Chiesa, Oltrepò Pavese, Italia. Bene. Siamo in un punto altimetrico intermedio per l’Oltrepò che più a sud continua a salire oltre i 500 metri, rendendo improbabile la viticoltura: ti guardi intorno e scorgi, oltre il profilo della collina solo vigne e boschi, pochissime case, laggiù un castello, ma insomma, non disturberà mica un castello diroccato in un paesaggio fitto di colline. E’ il duecentesco castello dei Conti Giorgi di Vistarino, nel tempo trasferitisi ai maggiori agi di una villa settecentesca più verso valle. Ma i castelli e la loro essenza non si possono trasformare o spostare e segnano sempre, con la loro presenza quasi immutabile, le linee del territorio lungo le quali muovono gli uomini. Avete notato che i castelli ci sono anche dove non esistono? Mi spiego. Capita di guardare un monte, una gola, un serravalle, un punto di osservazione “panoramico” (regole e definizioni imposte dal turismo moderno, che funzionano per tutti i segni del paesaggio e dell’uomo, ma non per i castelli: qui bisogna dire “strategico”) e scorgere un castello anche dove non c’è. Quello lassù è il posto per un castello, viene da dire, e magari, cercando bene, un profilo dentato di antiche mura si scorge ancora, fra le erbe delle balze. Perché i castelli, prima di diventare reali, vengono costruiti nella nostra mente, dove i nemici mica possono arrivare ed il tempo userà la clemenza riservata ai sogni.
Dalla collina di Chiesa (di San Michele) dove sono gli “Anteo”, al secolo famiglia Cribellati, guardando verso sud, quasi non si incrociano case, ma vigneti e boschi quasi a perdita d’occhio, dove i profili delle colline si succedono prima lenti e poi sempre più serrati come un crescendo musicale. Verso nord, nelle giornate fortunate, le Alpi svettano compatte ed innevate dopo il riposo della Pianura Padana, che da qui si abbraccia tutta, in sezione nord-sud. Uno spettacolo…

Ciao Antonella, come stai? Ritorno qui dopo poco tempo e ritrovo la stessa calma, la stessa aria profumata della storia e dei silenzi che lasciano crescere in pace le uve, che raccontano loro la leggenda e la storia di queste colline che furono passaggio per migrazioni di uomini e di idee, nella incessante corsa verso il Sud e ritorno verso il Nord. La strada asfaltata effettivamente finisce qualche centinaio di metri dopo l’azienda agricola Anteo, ancora su, raggiungendo ed aggirando la cima della collina, come il taglio elicoidale sulla buccia dell’arancia, quando è giunto il momento di mangiarla, su verso le vigne quando la strada asfaltata si trasforma quasi in un sentiero dentro i vigneti, fra i piccoli, attenti e disciplinati filari di pinot nero che guardano meravigliati l’intruso. Pare che dicano: ma chi sei tu?
Dentro questa collina riposa il vino di Anteo. L’azienda è stata rilevata nel 1981 dal padre “imprenditore e poeta” di Antonella e di Ettore, e subito destinata ad un nuovo e grande progetto, fatto anche di continuità ed attenzione particolare alla zona, al territorio, fin nella scelta del nome, un gigante delle mitologia greca, figlio di Poseidone (dio del mare) e Gea (la terra stessa) che traeva la propria forza proprio dal contatto con la madre terra. Attualmente l’azienda agricola consta di un originario antico corpo di fabbrica che fu stalla per la piccolissima canonica di San Michele, dove attualmente vi sono le sale di accoglienza per gli amici che sanno capire, una cucina che si apre alla fantasia (e al lavoro congiunto) dei convitati nelle giornate di festa, nel significato di disponibilità di tempo da passare con persone amiche di cuore o di testa. Il fulcro attuale della produzione è il corpo centrale della costruzione che prevede le macchine moderne per la pigiatura, le diraspatura, le vasche inox per le fermentazioni e poi, grande e interrata sotto quella collina protetta da uno strato di vigne pinot, ecco aprirsi, grandiosa, la cantina di affinamento e conservazione del vino. Costruita sotterranea, incavata nella collina per una temperatura fresca e soprattutto costante nell’arco delle stagioni, è bellissima. Grande, ampia, ritmata da pilastri e volte a crociera, una “follia” voluta da papà Cribellati, ma oggi certamente spettacolare. Arredata con banchi ordinati di bottiglie impilate per la rifermentazione del metodo classico, con centinaia di pupitres che occupano la parte centrale dell’immenso volume della costruzione, ripartito dal ritmico succedersi dei pilastri, ora trattenuto, ora accelerato dalla luce che si diffonde morbida sulle vele delle crociere. Ogni quarto di vela ha un colore suo da restituire, chiaro che respinge e cupo che attira, in una successione praticamente infinita, che si alterna ed incastra per chi si lascia irretire ad una camminata lenta, senza traiettoria fra i pilastri, in prospettive sempre nuove di spazi che si schiacciano o che si allontanano. Sembra di essere in una olografia tridimensionale di una immensa sala da ballo, con le pupitres come ballerine impegnate nelle prove, dove si avverte la tensione della attesa, il desiderio di dare il meglio nella rappresentazione che verrà, di dare il meglio di sé, un sé costruito lentamente, con la sicurezza della buona nascita e delle amorevoli cure degli allenatori. Qui riposa e cresce il vino di Anteo, gli spumanti metodo classico che sono caratterizzazione e vanto dell’azienda.
Attigui sono i moderni locali della sala di degustazione, confortevoli, dai colori caldi e aperti sull’esterno per grandi finestroni che dominano le colline. In questo modo gli assaggi dei vini di Anteo fungono agevolmente da trampolini per i propri pensieri, come un volo di colombi su questo magnifico comprensorio vitivinicolo.
Non lo ammette, ma gli occhi sono divenuti stranamente lucidi ad Antonella, quando ripercorre la storia ed i vini dell’azienda.
La superficie vitata è tutta attorno all’azienda e in un corpo praticamente compatto: pinot nero, chardonnay soprattutto. Questa zona di Rocca è rinomata e vocata in Oltrepò per il pinot nero (che, sapete, è vitigno molto difficile da coltivare ed esigente in quanto a contesto agrario e pedoclimatico) e bene si adatta anche il poliedrico chardonnay, consolidato “compagno di merenda” del pinot.
In vigna, grande attenzione e rispetto, con inerbimento e minimi trattamenti.
La produzione avviene secondo 5 linee di vini, privilegiando le bollicine, sia come metodo classico che come metodo Martinotti (o Charmat), i cru della tradizione, i vini di ricerca ed il solitario Riserva Ca’ dell’Oca.

Tanti sono i vini e le emozioni che una visita alla Anteo riservano.

Giunto il tempo del commiato, saluto Antonella e mi ritrovo in auto, sulla via del ritorno in città. Più ricco di prima, addosso ho una sensazione come di bene-stare, di una vera normalità recuperata, quella delle accezioni positive legate al territorio, ad un rispetto che significa integrazione e valorizzazione.

Le ultime parole di Antonella ancora non si spengono nella mia testa, come i migliori vini che persistono nel ricordo, oltre il limite fisico del dato gustativo, e suonano un amore per questa terra e una viticoltura che rasserena.

Freno e mi fermo. Sorrido a labbra chiuse, perché è un mio sorriso. Sull’altro versante delle colline ho di fronte a me la torre quadrata di Volpara e più a destra in alto, quella di Golferenzo. Il sole non illumina più, l’aria si fa densa. Ho capito, Antonella, quello che mi hai voluto dire, quando hai chiesto che passassimo fra i filari, la mano sulle foglie di Pinot e lo sguardo lontano dove le colline si stemperano contro l’orizzonte. Respiro profondo e riparto, piano.

100 Anteo = L’Oltrepò Che Tutti Meritiamo E Vorremmo.

Azienda Agricola ANTEO, Località Chiesa – 27043 Rocca de’ Giorgi PV. Chiedere di Antonella.

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