LA PIGNA, ristorante in Verona

Ci vado con l’amico Mario, in un mezzogiorno caldo di giugno. E’ un incontro di lavoro, che travalica sempre in momento di convivio: Alessio è lì per quello. E gongola. Ambiente giusto quello dell’Osteria/Ristorante, a mezzo fra ristorante sofisticato e locale di “una volta”.

Ci sediamo e mi guardo intorno: luci giuste, quasi la “temperatura” di una volta, quando fuori non si parcheggiavano le auto, ma si lasciavano, per essere accuditi, affaticati destrieri. Ad un cenno di testa arriva Alessio e ci porta le liste, che lo sa che non guardiamo. Bolle? Eh, già imparerò, nelle successive frequentazioni, che si parte sempre in questo modo, con un bicchiere di bollicine, italiane o francesi, poco importa. Per spianare la strada. Mica per altro.

Bella la lista vivande, io mi fiondo diretto sul baccalà mantecato (che chiedo senza polenta, ma il cuoco ne avrebbe sicuramente a male). Il resto viene in automatico, paste, fegato alla veneta. Cibi, chiacchiere professionali con il Marietto, risate, buoni gusti.

La cucina è di quelle “solide”, senza fronzoli, territoriali. Ampia nello spettro delle preparazioni e nei gusti, ancorata alle tradizioni veronesi. La lista vini (e chi l’ha mai aperta? Ci affidiamo ai racconti di Alessio) ha i piedi ancorati al territorio (con alle spalle la Valpolicella ed i territori bresciani e veronesi, occorre cercare altrove?), ma vola alto in ricerca di complementi, di chicche, nazionali ed internazionali: alto merito ad Alessio, che non ho ancora capito se i vini li seleziona o se li gode. Forse non ha nemmeno importanza: quel che conta è che ci siede accanto a noi e parla delle sue serate che finiscono con lui sdraiato sulla panca, con Bacco a cavalcioni che intona marce trionfali. Succede e vorrei esserci per vedere e goderne insieme.

Alessio parla lento e pensa veloce. Reagisce alle provocazioni e risponde con alzi di tono, bene accetti.

Finisce troppo presto il pranzo, troppo presto.

E’ la prima di molte (e sempre troppo rade) frequentazioni della Pigna. E’ il primo incontro con Alessio, che si fa’ amico, e scioglie l’accoglienza in un calice dorato.

Verona difficilmente sarà quella un po’ chiusa che ritenevo prima di conoscerlo. Lo devo anche a Mario, che inizio a ringraziare adesso, e spero di finire il più tardi possibile.

Grazie, ragazzi!

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