MAURO LORENZON

“Sì …sì …sì …sì”. Così si presenta sempre quel mito di Mauro Lorenzon, vulcanico come nessuno. Opera a Venezia adesso, all’osteria La Mascareta, vicino al Campo Santa Maria Formosa. Sommelier, enologo, consulente di aziende vinicole, scrittore di guide su vini, ristoranti ed enoteche (direbbe lui “enoteche”), gestore di enoteche, ristoranti, maestro di degustazioni ed altro ancora.

Entrare in contatto con lui significa tuffarsi interi nel mondo della passione per il vino ed il suo berlo. Un bere -alle volte- oltre gli standard della normalità cittadina di adesso, ma sempre con il sostegno del buon gusto e della passione.

Mauro dice sempre che il vino deve essere buono per lo stomaco, e che è con la pancia che si giudica il buon prodotto. Occhi, naso e bocca possono essere ingannati, ma lo stomaco mai!

Con Mauro capita che in una sera ti tocchi bere la bottiglia che hai scelto con lui al tavolo, di assaggiare altre 3 o 4 bottiglie in più e chiudere con un prosecco, quello ‘con il fondo’ che, di nuovo, piace tanto a lui. I percorsi eno-gastronomici sono sempre apparentemente casuali eppure sempre coerenti e lineari, sul filo dell’emozione e della sensibilità del momento. E non li dimentichi più!

Mauro è fatto così: un istinto ed una passione che travolgono, che escono dal suo eterno grembiule nero per dilagare libero nello spazio dove si muove e al quale il cliente deve affidarsi. Una sorta di navigazione a sonar spento, ma con una guida saggia. Ecco, Mauro assomiglia ad una guida che mostra tesori e racconta storie.

Ho visto, a volte, qualcuno tentare di scegliere dalla lista vini, dalla carta ben fornita di etichette italiane ed internazionali che Mauro, a mo’ di provocazione, sempre ti allunga sul tavolo. Esercizio inutile, fatica sprecata e risultati sub-ottimali.

E’ lui che mi ha detto come Venezia ha un modo tutto suo di scoprirsi moderna. E’ l’unica città dove, al ristorante si può bere oltre il codice, tanto non occorre guidare, nemmeno la bicicletta. E’ vero che incombe il pericolo dei canali, però una bella bagnata è sempre più salutare di un TIR preso frontale.

Una volta ho avuto il piacere di vederlo anche in trasferta, fuori casa. All’Hotel Diana di Milano, territorio solitamente infestato da una popolazione che sembra autoctona, generantesi nella porta girevole all’ingresso e sempre lì scompare all’uscita dopo la consumazione-evento, gli ho visto fare uno show dei suoi. Il suo numero consisteva nello sciabolare una bottiglia di champagne per introdurre il vino. Scelse di farlo, in piedi sulla cornice in marmo del camino, aggrappato ad una fune e con la sciabola cromata che faceva saltare il tappo da una bottiglia messa a 1,5 metri da terra. Indossava un mantello di velluto nero con interni in rosso, bavero alto, e catena di chiusura dorata con ai lati due teste di leoni ruggenti.

Mai più visto fare da nessuno!

Mauro assisti ancora i clienti che vorranno venirti a trovare, non ti stancare di esser per loro una sorta di Nume Tutelare del Beremangiare. Io vengo poco da te, meno sicuramente di quanto vorrei, ma spero che ti arrivi il mio pensiero ogni volta che penso al mio star bene quando vengo da te. E che questo mio pensiero si trasformi in un soffio di buonumore, perché tu dia sempre di più ai tuoi cari, affezionati clienti.

 

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