Mazzon, BZ

Sembra di entrare in un altro mondo, in effetti. Su un terrazzamento della Valle Adige, guardando giù senza essere visti, con gli echi lontani dei rumori del basso-valle, il pinot nero e gli uomini sono liberi di crescere senza troppe preoccupazioni.

Siamo nella frazione di Mazzon, nella valle dell’Adige all’altezza di Egna/Neumarkt – Ora/Auer, in un silenzio striato di poche case, zero abitanti in vista ed un cartello stradale che indica un club di streghe. Poi, guardandosi bene attorno, solo vigne punteggiate di rade residenze, fortificate come temendo medioevali invasioni. Ed una chiesettina (con campanile), isolata in un piccolo spiazzo erboso che la divide dai vigneti: ma sotto le volte dell’unica navata arcigna, si sente crescere l’uva, però…

Superata la chiesa, ecco il cippo granitico del “Vigna Sant’Urbano” a delimitare la vigna dell’omonimo pinot nero di Villa Barthenau di Hofstatter , che si incontra più avanti, alla fine della strada. Meglio guardare le cose dall’alto, inerpicandosi fino al limitare del bosco.

Nel silenzio dei giusti, qui cresce il pinot nero, praticamente unico vitigno coltivato a Mazzon, dove tutti i produttori vogliono avere anche solo un piccolo appezzamento. La ragione è nel terreno e nel particolare microclima del territorio della frazione, esposto al sole fino a tardi, e che si immerge nel freddo della sera di colpo, creando grande qualità negli acini.

Ma quanti produttori hanno vigna a Mazzon? Senza chiedere ausilii alla topografia comunale ed al catasto, io ne conosco almeno 15. È ovvio, del resto, perché siete nella patria del migliore pinot nero italiano. Ed allora rilassatevi, di lontano, attutito, arriva il rumore del fondovalle, ma non disturba. Attorno avete caparbi ed altezzosi vigneti, precisi e generosi. Cercatene i frutti magici nella selva di etichette di produttori: “Mazzon” è sempre riportata, perché nessuno sarebbe così folle da far confluire uve di questa frazione in altre produzioni.

Sentite il profumo di ciliegia fresca, del mirtillo appena colto o della fragrante susina, nella mineralità forte e nelle complessità del tabacco dolce e leggera cordite.

Con l’invecchiamento il vino gioca un’altra partita, ma anche giovane, ha una freschezza che incanta.

Mazzon resta come un dolce ricordo negli occhi, nella bocca, nel naso e nel cuore. Già.

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