MONTALCINO e SANT’ANTIMO

Qualcuno, anni or sono, mi disse che Montalcino risulta essere il comune più esteso d’Italia. Non ci credo, ma il dubbio è duro ad abbandonarmi e sono pigro per consultare carte geografiche o statistiche.

Montalcino è un grosso borgo a sud di Siena una trentina di chilometri, poco discosto dalla via romana Cassia e dalla medioevale Via Francigena, tubo di civiltà che collegava l’inglese città di York a Roma, meta incessante di pellegrinaggi.

La cittadina sorge sul Colle Ilcino, nome che deriva dalla antica diffusione dei lecci sui pendii, all’altezza di 567 metri sul livello del mare, da cui dista una cinquantina di chilometri in linea d’aria. Il borgo si acquatta in posizione dominante rispetto alle valli circostanti, ampie, distese ed aperte. Solari.

Etrusca e Romana, come confermano anche i toponimi Rasa e Velina (etruschi), e quelli di fonte latina, come Argiano, Bolsignano e Casigliano, l’insediamento urbano si sviluppa con l’arrivo, attorno al X secolo, dei profughi del villaggio costiero maremmano di Roselle, in fuga dalle incursioni barbariche e saracene.

La nascita di Montalcino si può far quindi risalire al X sec., anche se esiste un documento del 715 firmato da Liutprando re dei Longobardi, riguardo una vertenza tra il Vescovo di Siena e quello d’Arezzo per il possesso di alcune Pievi (chiese con fonti battesimali) esistenti nel territorio montalcinese, fra le quali “Sancti Andreae in Malcenis o Malcena” (attuale pieve di Badia Ardenga), Santa Restituta e Sesta.

Prima dell’anno Mille ritroviamo Montalcino intenta ad attività agricole, di allevamento ed artigianali, soprattutto ceramica, calzoleria, concia, lavorazione della lana, del ferro e del legname.

L’annessione allo stato mediceo non provoca sconvolgimenti di rilievo a Montalcino, che mantiene la sua importanza come centro produttivo e commerciale. Nella seconda metà del ’600 sono attive circa 140 botteghe di artigiani e commercianti e l’attività principale è la concia del cuoio e la fabbricazione di scarpe.

Oggi Montalcino è una capitale enoica, senza discussioni, con oltre 80 produttori associati e riconosciuti in tutto il mondo per eccellenza ed originalità del prodotto. Acquistano qui i vigneti anche piemontesi, friulani, veneti, americani e francesi, per innovare, sperimentare, per esserci.

Il territorio è molto disteso, rasserenante, punteggiato da case vinicole perse in ettari di dolci vigneti. Dalla rocca di Montalcino si domina un paesaggio mozzafiato, potenzialmente a 360 gradi, che si perde fin dove le nebbie della foschia permettono. Le vie lastricate del borgo si stringono fra casa e case, lasciando intravedere, dalle arterie principali, scorci di paesaggio lontano inquadrati da piccole costruzioni in pietra e mattoni, allineate lungo il pendio.

Il vento corre su dalla pianura, portando con sé effluvi di vite.

Riprendo il viaggio, dirigendomi verso l’Abbazia di Sant’Antimo, non volgendo mai le spalle a Montalcino, procedo aggrappato allo specchietto retrovisore come un koala all’eucalipto ed il piede quasi si solleva quando vedo il cartello MONTALCINO barrato trasversale di rosso. Abbandono il territorio comunale ma mi consolo per la vicina meta. Sant’Antimo.

Di natura molto diversa ma intrecciata con Montalcino come solo la storia sa concepire, la notevolissima Abbazia di Sant’Antimo è una perla, che sorge nella solitaria Valle Starcia.

Uno dei monumenti più belli di stile romanico cistercense, con evidenti richiami ai modelli lombardi. Secondo un’antica leggenda, l’Abbazia sarebbe sorta per volontà dell’imperatore Carlo Magno nell’anno 781. Si narra che l’Imperatore ed il suo seguito, nel transitare lungo la via Francigena di ritorno da Roma, corsero il rischio di essere colpiti dall’epidemia di peste che imperversava nelle zone situate alle pendici del monte Amiata. L’Imperatore, in prossimità del fiume Starcia, fece un voto, chiedendo grazia per se stesso e per la sua gente affinché il flagello terminasse. Come si dice, fondazione dell’Abbazia per Grazia Ricevuta. Semplice. Volere di re.

 

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