Moscato Rosso di Scanzo DOCG

Dio dei Farmacisti, cosa ti è saltato in mente?

Era il luglio del 2001, appena pubblicata la notizia che il Moscato Rosso di Scanzorosciate aveva ottenuto una sua DOC con denominazione autonoma, affrancandosi dalla servitù della DOC Valcalepio, e Maurizio Pagnoncelli Folcieri, Dottore in Farmacia, si presenta alla serata speciale del mio corso di degustazione in Cologno Monzese con un sacco di carte e ritagli sotto braccio (Giusto. Un approccio intellettuale ed erudito non guasta mai) ed un cartone del suo vino.

Gli occhi brillavano di fierezza, in quel grande viso incorniciato dalla barba corvina, perché era appena stato riconosciuto il valore storico della rarità enologica che ci accingevamo a degustare: il Moscato Rosso Passito di Scanzorosciate avrebbe allietato le prossime 3 ore dei 50 partecipanti. Loro, semi-ignari, una vaga idea, un sospetto strisciante, avevano cominciato a nutrirlo.

La famiglia Folcieri annovera un antenato senatore del primo Parlamento d’Italia: Maurizio viene da una generazione di farmacisti e mantiene un approccio passionale, una freschezza e senso di realtà verso la vita, che lo elevano una spanna sopra.

Una volta lessi che ‘un uomo diventa quello che fa’. Ebbene, il Dottor Pagnoncelli Folcieri mi ha anche parlato con passione di vigneti, di grappoli rari, di tormenti per una vendemmia che si spera asciutta, di graticci posizionati in un solaio apposito dove, in ginocchio, si girano i grappoli e li si puliscono dagli acini non perfetti.

Per lunghi 60 o 90 giorni, secondo l’annata, si cura l’appassitura e la concentrazione degli zuccheri. E poi quelle fermentazioni che non finiscono mai, che si bloccano e bisogna convincerle a riprendere il lavoro con nuovi lieviti. Per un vino che poi raggiunge almeno i 16,5 gradi alcool (quello svolto, mentre sempre 3 o 4 gradi sono quelli non-svolti, e quindi allo stato zuccherino), con una pienezza di profumi inaudita.

Provo a descriverne i principali: piccola frutta rossa di sottobosco (fragoline, more, mirtilli), amarene, pepe nero, tabacco dolce, geranei, rose rosse e viole appassite ma soprattutto toni balsamici di eucalipto e menta, erba salvia, rosmarino. Basta? Eh si, che basta, anche per una serata intera, in compagnia di una Buona Compagnia a discorrere di storia e letteratura, ma anche con un Buon Libro. Complemento a 100 un bel fuoco che arde e crepita sommesso.

Non stanchiamo il vino con abbinamento forzati ed azzardati, dice Maurizio, gustiamolo per quello che: un ottimo vino da meditazione.

Maurizio coltiva meno di un ettaro di vigna, in più con le basse rese e gli appassimenti si giunge a pochissimo prodotto finale che viene confezionato (è il termine esatto) in bottigliette scure da 0,375 litri con un affresco in etichetta e la ceralacca rossa, sentinella di tappo e vino.

Nelle carte di Maurizio vi erano le prove della storia di questo vino. Scanzorosciate è in provincia di Bergamo, proprio sul ponte sul Fiume Serio che la divide da Gorle. Terre di passaggio, queste, dove il fiero orgoglio si deve coniugare con l’arte della diplomazia quando il nemico è più forte. Le cronache riportano che già dal XIV secolo su questi monti si coltivava un vino rosso da uve moscato e che carri con botti di questo vino sono state persino oggetto di un riscatto dopo una scorribanda. Come dire….il vino salva la vita!

Quella sera, che è diventata notte, non esagero se vi racconto di aver visto gli occhi dei partecipanti diventare lucidi per la commozione e la sorpresa, cercare un assetto migliore sulla sedia per non sprecare nulla delle emozioni che questo vino concede generoso (eh beh sì, anche la postura del corpo contribuisce alla percezione…).

Ma, di sicuro, gli occhi più lucidi erano quelli di Maurizio, in piedi accanto a me. Ciao, caro Dottore!

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